Prof. Potenza, Catania, ad un esame di fisica1:

 

prende una sigaretta, l’accende, ne prende una boccata e poi soffia il funo

 

Prof.: Mi dica questo che tipo di moto è.

 

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Professore Ricamo ad un esame di fisica:

 

Prof.: Qual è numero di targa della mia macchina?

 

Stud: Non ne ho idea.

 

Prof: Lei non ha spirito di osservazione, torni la prossima volta.

 

Attribuita a un docente di Elettronica del Politecnico di Torino.

 

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All’esame di Fisica lo studente, in stato confusionale, afferma erroneamente che l’accelerazione di gravità vale 9.81 cm s-2 (invece di 9.81 m s -2) e il professore gli dice: “Monti sul tavolo”. Il ragazzo stupito chiede: “Come?” e il professore replica: “Monti sul tavolo.” Il ragazzo, emozionato e intontito dalla pressione da esame, monta sul tavolo davanti a una quarantina di persone che seguono l’orale; il professore gli dice: “Salti!” Il ragazzo salta giù dal tavolo; il professore fa uno scatto come fosse stato colto da sorpresa e chiede: “Ma come? Già è atterrato?”

 

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All’appello di Diritto Costituzionale si presenta una figona in mini-minigonna (nota anche come “minigonna ascellare”, in riferimento all’altezza a cui arriva l’orlo inferiore) e supertruccata. Il professore dopo averla squadrata le offre una sigaretta, e la sventurata accetta. A questo punot il professore le dice: “Signorina, le faccio una sola domanda; se la sa le metto 30 altrimenti deve ritornare. Che cosa disse Enea scappando dalla sua città in fiamme?” Lei non sapendolo si alza e fa per andarsene, poi si volta e chiede: “Ma che cosa disse?” “Addio Troia fumante!”

 

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Esame di anatomia, scena muta sugli organi genitali femminili. Il professore, sadicamente, dice con disprezzo allo studente: “Guardi, le do 20000 lire, lei stasera tardi va nella zona del porto e vedrà quante signorine le spiegano volentieri queste cose…” Lo studente incassa (in tutti i sensi) e torna all’appello successivo. Conquistato un soffertissimo 18 e firmato lo statino lo studente mette 10 sacchi in mano all’incredulo professore, commentando: “Sua moglie prende di meno.”

 

Accaduta a: Genova, facoltà di Medicina. Una variante è attribuita anche al professor Trevisan, Analisi per Ingegneria, Università di Padova.

 

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Esame di Geometria. Dopo varie domande a cui lo studente non ha risposto la professoressa dice: “Mi disegni una retta sulla lavagna.” Lo studente comincia ma poi si interrompe; la professoressa gli dice: “Continui e non si fermi.” Lo studente obietta: “Ma prof., la lavagna è finita!” E la professoressa: “Continua lungo tutte e 4 le lavagne… continua così lungo il muro fino alla porta… esci e continua così fino a casa!”

 

Sentita a Cagliari, Ingegneria Elettronica. Altre attribuzioni: professor Serpi, (Roma la Sapienza, esame di Fisica II), professor Villaggio (Pisa, esame di Scienza delle Costruzioni (?), fratello del noto attore e piuttosto malvoluto dagli studenti). Pare addirittura che questo episodio fosse raccontato già nel tempo in cui Renato Caccioppoli insegnava a Napoli, e a lui attribuito.

 

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Variante

 

Lo studente se ne va, continuando effettivamente a disegnare col gesso sul muro. Tutti pensano che sia un gesto di stizza ma dopo qualche minuto si sente bussare dall’altra porta dell’aula (quella opposta all’uscita dello studente). Tutti ammutoliscono: la porta si apre e entra lo studente di prima, ancora col gesso attaccato al muro (l’edificio della facoltà aveva una pianta circolare); disegna la linea finché non si ricollega a quella da lui incominciata sulla lavagna e blatera qualcosa del tipo: “C’è chi dice che estendendo una retta all’infinito si ripieghi su se stessa formando un cerchio…”. Aquesto punto il professore ha promosso lo studente.

 

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Esame di Anatomia; il professor Oliva chiede allo studente: “Che forma hanno i testicoli?” e si sente rispondere: “I testicoli hanno forma di Oliva.”
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Esame di Fisica: il professore lancia un mazzo di chiavi allo studente e gli chiede: “Che tipo di moto e’ questo?” Lo studente rilancia le chiavi al professore e risponde: “Lo stesso di questo.”

 

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Premessa. La formula cinematica della caduta dei gravi e’ h = -1/2 g t2. Il segno di questa formula dipende dal sistema di riferimento che si sceglie; se non si e’ coerenti, si rischia di descrivere una situazione in cui lanciando un oggetto esso va spontaneamente verso l’alto… Il professore chiede: “Mi scriva l’equazione della caduta dei gravi”. L’allievo sbaglia il segno nel suo sistema di riferimento. Il professore lancia il libretto dalla finestra ed esclama: “Ora lo recuperi al piano di sopra e torni il mese prossimo!” Alcuni iscritti al newsgroup hanno riferito questo aneddoto ai seguenti professori: professor Candoni (Politecnico di Milano, esame di Fisica I), professor Quartapelle (Politecnico di Milano, esame di Fisica I), professor Liberatore (Ingegneria a Firenze, esame di Elettrotecnica).

 

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Professore: Mi faccia il ciclo di Carnot.

 

Studente: (disegna un cerchio sul foglio)

 

Professore: Hmmm… bene… ne faccia un altro vicino.

 

Studente: (disegna un altro cerchio a fianco del primo)

 

Professore: Bene… unisca i centri dei due cicli con una retta.

 

Studente: (disegna la retta)

 

Professore: Molto bene! Ora prenda il suo biciclo di Carnot e se ne vada.

 

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Esame di Meccanica Razionale: il professore (che si e’ appena fatto portare la colazione) lancia in aria un bombolone e chiede al candidato di esaminarne il moto. Sentita a Bologna.

 

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Un professore di Fisica e’ noto e temuto per le sue tremende domande sui flussi. All’esame si tiene il seguente dialogo:

 

Professore: Immagini di trovarsi su un treno che viaggia a velocita’ costante, d’estate, senza l’aria condizionata, alle due del pomeriggio. Il finestrino e’ chiuso e c’e’ un caldo da scoppiare. Che cosa fa?

 

Studente: Mi levo la maglia.

 

Professore: Si, ma c’e’ ancora caldo. Che cosa fa?

 

Studente: Mi levo i pantaloni.

 

Professore: Ma c’e’ ancora caldo. Che cosa fa?

 

Studente: Mi levo anche le mutande, ma quel cazzo di finestrino non glielo apro neanche morto!”

 

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Uno studente di Matematica, figlio di un professore, deve sostenere l’esame di Fisica I con un collega del padre. L’esito sembra praticamente scontato, ma — incredibile — il giovane non sa proprio una benemerita mazza. Una domanda dopo l’altra, constatando la sua figuraccia incredibile in presenza di testimoni, il professore non sa proprio che cosa fare per dare quella promozione promessa. Alla fine ricorre a domande da terza media per far dare al ragazzo almeno una risposta:

 

Professore: Allora prendiamo in considerazione un asse e poggiamolo su un…?

 

Studente: …

 

Professore: …fulcro, naturalmente. Abbiamo cosi’ una…?

 

Studente: …

 

Professore: …leva, come ben sai. Allora, se io metto un carico ad una estremita’ della leva, che succede?

 

Studente (ormai scazzato da quel trattamento sfacciatamente di favore): Ci metto la briscola…

 

Professore: MA ALLORA IO TI BOCCIO!

 

Studente: Vabbeh, allora ci vado liscio.

 

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Il docente consegna allo studente una lampadina e gli domanda “Quanto consuma?”

 

Lo studente legge le scritte sulla lampadina e dice “60 Watt.”

 

Il docente allora gli dice: “No, in mano sua non consuma proprio un bel niente. Ritorni la prossima volta.”

 

Si racconta che durante una lezione di chimica un professore sia entrato in laboratorio con in mano un barattolo pieno di piscio dicendo: “Due buone qualità per un chimico sono ingegno e concentrazione. L’ingegno vi potrebbe far scoprire che un metodo semplice per scoprire la presenza di zuccheri nelle urine è assaggiarle.”. Detto questo mette un dito nel piscio e poi lo lecca. “Qualcuno vuole provare?” Uno studente che non crede che quello sia piscio ci mette dentro il dito e lo lecca, sentendo che era proprio piscio. Al che il professore continua: “La concentrazione invece vi potrebbe far scoprire che ho immerso il medio e ho leccato l’indice.”

 

Questa sa decisamente di falso, ed è stata usata anche nel film L’ospedale più pazzo del mondo . In quella versione, uno studente più furbo si accorge del trucco, cambia il dito e spara una gran diagnosi; al che il professore assaggia davvero e dice “Per me sa di piscio…”

 

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All’inizio di una lezione sulle reazioni chimiche, il professore entra in laboratorio con due provette, un bicchiere e un pezzo di carne. Il professore fa gocciolare la prima sostanza sulla carne e si forma un buco. Poi fa la stessa cosa con l’altra sostanza e sulla carne si forma un altro buco. Poi mischia le due sostanze nel bicchiere e beve il contenuto del bicchiere. Non succede niente. Il professore poi spiega che quelle sostanze erano acido cloridrico e soda caustica, che a contatto tra di loro hanno formato… dell’acqua salata!

 

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All’esame di Diritto Privato, il professore mostra allo studente un bottone della camicia, chiedendo allo studente che cosa sia. Lo studente (dando già qui prova di un acume fuori dall’ordinario) risponde che si tratta di un bene accessorio; al che il professore gli chiede: “Posso venderglielo, staccandolo dalla camicia?” La tradizione non ci ha tramandato la risposta.

 

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Una studente sostiene l’esame di Diritto Privato in modo impeccabile; il professore (il più stronzo della facoltà, a detta di tutti) congratulandosi con lei le dice che darle 30 e lode è troppo poco, si sfila il Rolex e le dice di accettarlo per ricordo. Lei, dopo lunghi tentennamenti, si lascia convincere, prende l’orologio e porge il libretto. A questo punto il professore le dice: “Signorina, lei ha accettato la donazione di un bene di valore non modico: dovrebbe sapere che ci vuole un contratto scritto. Si ripresenti al prossimo appello.”

 

Attribuita al professor Zeno Zenchovich.

 

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A un certo punto dell’esame di Analisi I il professore dice: “Scriva: seno di epsilon per v di a in d(a).”

 

Lo studente scrive: sen(e)v(a)d(a)

 

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Professore: Se questa è una domanda, lei mi risponda.

 

Studente (dopo averci pensato un attimo): Se questa è una risposta, LEI MI VALUTI.

 

Accaduta a Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia.

 

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Professore (mostrando un mazzo di chiavi) : Dunque, giovinotto, mi dimostri che queste sono mie…

 

Studente (preso malissimo): Ehm, sì, quindi, ehm…

 

Professore: Allora, che aspettiamo?

 

Studente: Io, dunq… Aristotele… ehm…

 

Professore: Se ne vada, torni al prossimo appello.

 

Studente (si alza e fa per portarsi via le chiavi): Arrivederci…

 

Professore: Ma che cosa fa? Dove va con le mie chiavi?

 

Studente: Ah, ecco: dimostrato che sono sue!

 

Professore: Promosso.

 

Riferita a un imprecisato esame di filosofia.

 

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Il professore di Filosofia Antica chiede allo studente di esporre le confutazioni degli argomenti di Zenone che negano l’esistenza del movimento. Lo studente si alza dalla sedia, si mette a camminare, si ferma e dice: “Ecco: ho confutato Zenone”.

 

Il professore gli dice: “Bene, continui a confutarlo”.

 

Lo studente riprende a camminare. Il professore insiste: “Lo confuti vicino alla porta.”

 

Lo studente va verso la porta.

 

Il professore prosegue: “Ora lo confuti nel corridoio.” Lo studente esce nel corridoio. Al che il professore gli grida: “Ecco, ora vada pure a confutarlo a casa sua!”.

 

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All’appello abbondano i nomi fasulli: Efisio Porcu, Gianluigi Cossi, Vasco Rossi (risate generali), Pippo Baudo (risate generali), Orso Bruno, Giovana d’Arco… Al che il professore si interrompe e sbotta: “Eh no, ragazzi… Anche Giovanna d’Arco no, per favore!” Al che si alza una vocina di una studentessa: “Presente!”

 

Sentita a Economia e Commercio, città imprecisata.

 

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Una giovane e bella studentessa va alla lavagna per sostenere l’esame di Idraulica. Il professore le dà un gesso in mano, quindi dice: “Bene, signorina, dunque, vediamo un po’… Ecco, sì, mi faccia una pompa!”.

 

L’aula è esplosa in quasi un minuto d’orologio di applausi e grida varie. Sentita a Genova.

 

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Gira voce che durante un esame orale ad ingegneria a Pisa sia entrata nell’aula la moglie del docente urlandogli: “TI HO DETTO CHE DEVI SMETTERLA DI ANDARE A TROIE!” L’esame è stato rimandato a data da destinarsi.

 

Il nome del professore non è stato fatto, perché lo studente che ha raccontato l’episodio doveva all’epoca ancora laurearsi.

 

Durante il corso dii Economia Aziendale per Ingegneria a Pisa, nell’anno accademico 19997/98, dei tizi si sono presi la briga di fare per tutto il semestre la firma di frequenza di una tale PINA BELLATO, che il professore ha ripetutamente chiamato a squarciagola durante l’appello all’esame. Provate a chiamare prima il cognome e poi il nome; ricordate che Pisa è in Toscana!

 

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Questa non è una leggenda, ma viene direttamente dal Dipartimento di Fisica di Firenze ed è stata raccontata da un testimone oculare che ne ha seguito lo sviluppo in tutte le sue varie puntate successive. All’inizio dei corsi del primo anno, il professor Bini dà una presentazione generale del suo corso, Esperimentazioni di Fisica I, e invita la gente a comunicargli la suddivisione dei gruppi per frequentare il laboratorio. Tale laboratorio contiene il materiale per una decina di esperienze diverse: l’idea di base è fare due o tre grosse “mandrie” di una trentina di persone che vadano in laboratorio in giorni della settimana diversi e, all’interno di questi grossi gruppi, creare coppie o gruppetti di tre che ogni volta si dedichino a un esperimento nuovo, in modo che in una decina di settimane tutti abbiano fatto tutti gli esperimenti previsti. Chi ha già il compagno o i compagni di gruppo può iscriversi in blocco, chi è solo si iscrive da solo e i professori sorteggieranno gli abbinamenti. Bene, un paio di buontemponi, amici per la pelle dal liceo e abituati a lavorare insieme, vogliono restare a lavorare in due e, per evitare che il professore inserisca come terzo membro del gruppo uno degli sconosciuti che si sono iscritti senza compagni, fingono di aver fatto un gruppo di tre aggiungendo ai loro due nomi un terzo, quello di “Mirko Ceconi”, ovviamente inesistente. La cosa colpisce la fantasia studentesca, e tre o quattro nomi fasulli si aggiungono alla lista generale. Dopo due o tre giorni, la burla degenera, e sul foglio cominciano a comparire prima i nomi di Enrico Fermi, Maria Curie, Wolfgang Pauli eccetera, poi i classici tipo “Culetto Rosa”, “Remo La Barca”, “Guido La Moto”, “Lampa Dina”, “Lampa Dario” “Nara Bocchi” (che è una variante di Pina Bellato…) per finire con un mitologico “Gesualdo Antani”. La settimana successiva, il professore ritira il foglio e compone i gruppi definitivi, depennando ovviamente quelli insensati, ma non quelli fasulli ma credibili; tra l’altro, pur essendo fiorentino, non si accorge che “Antani” era uno scherzo! Il risultato è che compare in bacheca una lista “ufficiale”, in cui sono scomparsi i nomi dei fisici illustri e quelli manifestamente osceni, ma alcuni degli altri sono rimasti tranquillamente. Mirko Ceconi se lo tennero zitti e buoni, perché appunto era servito a figurare per formare il gruppo, poi se non avrebbe mai frequentato, cavoli suoi… La vicenda ha anche un interessante epilogo. Dopo due giorni comparve sulla stessa bacheca una lettera indignata, in cui Maria Curie, Enrico Fermi e Wolfgang Pauli protestavano perché a Gesualdo Antani veniva permesso di usare il laboratorio e a loro no. Infine Mirko Ceconi diventò una tradizione, e fu iscritto ai corsi di laboratorio di Fisica I ogni volta, per i successivi tre o quattro anni.

 

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All’esame di zoologia, il professore vuole che l’esaminando riconosca diversi animali osservando solo le zampe degli stessi. L’ennesimo studente mandato via viene richiamato dal professore quando si trova già sulla porta dell’aula, e il professore gli chiede: “Mi scusi, lei si chiama…?” Lo studente si tira su l’orlo dei pantaloni, indica le gambe e risponde: “Me lo dica lei, professore!”

 

Questa girava qualche anno fa a Milano, riferita a diverse facoltà (Biologia, Veterinara, Agraria). Anche questa, comunque, è una parafrasi della scena di un film: il film è Vieni avanti, Cretino! con Lino Banfi, la scena è quella in cui Banfi deve riconoscere gli uccelli dalla coda…

 

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Lo studente si presenta per la decima o quindicesima volta per cercare di superare un esame con una professoressa molto cattiva e in sedia a rotelle. La professoressa, riconosciuto l’allievo, gli fa domande impossibili e l’allievo non riesce a superare l’esame; alla fine, lei guarda il ragazzo e gli dice: “Giovanotto, lei questo esame non lo farà mai!” A questo punto il ragazzo, esasperato, si alza e risponde: “Può darsi, ma lei non farà mai questo!” e si mette a saltare.

 

Sentita a Lecce.

 

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Lo studente si presenta all’esame di Economia Aziendale, si siede, si fa il segno della croce. La professoressa lo guarda e gli dice: “Se ne vada, lei è un cafone, io sono musulmana”.

 

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Per gli sfortunati iscritti alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze il cognome Messinetti evoca gli incubi peggiori, ricordando che il professore con cui hanno dovuto sostenere l’esame di Diritto Civile o Diritto Privato, Nei meandri della facoltà si narra che il soggetto in questione fu trasferito all’ateneo fiorentino da Roma dove, per i suoi noti comportamenti abituali (dalle molestie sessuali al delirio dottrinal-giurisprudenziale passando per la più completa ignoranza e incompetenza) fu atteso da un gruppo di studenti ignoti e massacrato di bastonate. Si dice anche che, proprio per evitare il ripetersi di simili circostanze, i suoi due fedeli assistenti lo scortino ogni giorno come guardie del corpo fino alla stazione aspettando che il treno sul quale egli sale sia partito. Infine circola voce che per la ben nota ignoranza molte altre facoltà di legge non riconoscano l’esame con lui sostenuto in caso di trasferimento. Leggenda o realtà?

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~ di liberae su 24 giugno 2008.

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