Il cacciatore di aquiloni

Amir è un ragazzo afghano di etnia Pashtun che abita a Kabul (orfano della madre) assieme al padre Baba, il servo Ali e Hassan, figlio del servo, quest’ultimi di etnia Hazara. I due figli crescono assieme nella città di Kabul e la loro più grande attesa è per l’evento del quartiere: la caccia agli aquiloni. Lo scopo del gioco è tagliare, per mezzo di un aquilone, il filo degli altri cervi volanti. Chi taglia il penultimo aquilone rimasto in aria e lo recupera ha vinto la competizione. Alla vittoria di Amir, Baba si rende fiero, per la prima volta, di suo figlio. Un giorno Hassan e Amir incontrano dei ragazzi più grandi con ideali razzisti sulle diverse etnie, e Hassan, per proteggere il suo padrone minaccia i ragazzacci con una fionda. Questi ultimi successivamente si vendicano di Hassan,violentandolo. Amir, assiste al fatto e per paura non interviene per salvare il suo servo. Dopo questo avvenimento il figlio di Baba cerca di allontanarsi da Hassan. Nel 1981, durante l’invasione russa in Afghanistan, Amir e suo padre scappano in California, negli USA, passando per paesi intermedi dove Baba rischia di essere ucciso da un soldato russo nel tentativo,di salvare una donna dallo stupro. Arrivati in America, Amir trascorre la sua giovinezza laureandosi in letteratura inglese coronando così il suo sogno, mentre Baba lavora presso un distributore di benzina. Amir, con l’aiuto del padre, ottiene come moglie la figlia di un ex-generale afghano ma purtroppo Baba muore di cancro ai polmoni, nel 1986. Nel 2001 l’amico di suo padre Rahim Khan, che era rimasto a Kabul, gli chiede di fargli visita. Qui Amir scopre che Hassan ha avuto in figlio, Sohrab, e che in realtà è suo nipote: infatti Hassan e Amir sono fratelli avendo come unico padre Baba. Amir arriva in aereo fino in Pakistan. Arrivato a Peshawar, incontra l’amico di famiglia che gli riferisce la morte di Hassan, ucciso dai Talebani mentre proteggeva la sua abitazione a Kabul. Scioccato, Amir decide di cercare suo nipote, si traveste da Talebano, mimetizzandosi così per tornare in Afghanistan;alcune tracce lo conducono fino ad un edificio utilizzato come orfanotrofio. Qui si scopre che un Talebano diverse volte veniva a prendersi bambini e bambine, che quasi mai tornavano. Così Amir continua a cercare suo nipote in un fortino controllato dai miliziani. Qui incontrerà il comandante, che è Assef, uno dei ragazzi che ha violentato Hassan quando era bambino. Il comandante riconosce Amir, e incomincia così una lotta tra Assef e Amir. Sohrab, trovando Amir in difficoltà, proprio come il padre molti anni prima, punta una fionda contro l’ufficiale e lo acceca. Amir poi prende suo nipote e scappano dal fortino inseguiti dai Talebani. Passato il confine con il Pakistan sono entrambi salvi.Amir dopo questa lotta va in ospedale e così comincia a nascere la fiducia tra lui e il bambino.A Islamabad Amir cerca di ottenere l’adozione di Sohrab ma capisce che è praticamente impossibile. Lo comunica al bambino che per paura di dover tornare in orfanotrofio tenta il suicidio. I medici lo salvano ed è un nuovo senso di colpa per Amir. Dopo aver risolto la pratica del visto e dell’adozione grazie a sua moglie, Amir torna con Sohrab in America. Amir inizia il lungo e doloroso processo perché Sohrab dimentichi gli abusi subiti ed inizi una nuova vita con loro e gli aquiloni in California.

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~ di liberae su 25 aprile 2008.

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