E’ caduto il governo :(

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha deciso di sfidare il Senato e ha perso la fiducia e il posto con 156 voti a favore, 161 contrari e un astenuto.

In serata il Professore ha lasciato palazzo Chigi per andare a rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica che avvierà le consultazioni già domani pomeriggio per capire se sia possibile formare un nuovo governo o siano inevitabili elezioni anticipate.

Fonti vicine al premier hanno fatto sapere in serata che l’ipotesi di un reincarico a Prodi, a palazzo Chigi da 20 mesi, “non è all’ordine del giorno”.

Una fonte del Partito democratico ha detto a Reuters che il Pd chiederà a Giorgio Napolitano la formazione di un governo istituzionale con il programma di riformare l’attuale legge elettorale. Favorevole a questa ipotesi è anche Rifondazione Comunista.

Una riunione del partito guidato da Walter Veltroni, che in serata ha ribadito il no ad elezioni anticipate, dovrebbe tenersi domani.

Nell’opposizione, Forza Italia, Alleanza Nazionale e la Lega hanno chiesto di andare al voto, che secondo i sondaggi dovrebbero garantire la vittoria del centrodestra, mentre l’Udc si è detta favorevole a un governo istituzionale.

Il prevedibile esito del voto si è delineato quando nell’aula del Senato, il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, che ha aperto lunedì scorso la crisi, ha confermato il voto contrario del suo gruppetto dal quale si è però sfilato, nel corso di un drammatico intervento concluso con una gazzarra, Nuccio Cusumano.

Non voteranno la fiducia al governo nemmeno Lamberto Dini, un altro dei suoi liberaldemocratici, e Domenico Fisichella, la cui posizione è stata incerta fino all’ultimo.

Il passaggio di 4 voti da uno schieramento all’altro è stato decisivo per far perdere la maggioranza al governo a Palazzo Madama.

L’ORGOGLIO DI PRODI

Il presidente del Consiglio nell’aula del Senato aveva chiesto con nettezza di “continuare ad operare per un futuro di riforme e di sviluppo” ed aveva chiesto un voto di “coerenza” alla sua maggioranza alla quale ha ricordato di aver sottoscritto un programma di governo ed un patto di legislatura.

Prodi aveva anche fatto intravedere un rimpasto e promesso una riduzione delle tasse e un aumento dei redditi dei lavoratori.

Sulla sua scelta di proseguire nel dibattito parlamentare fino al voto di questa sera e alle varie critiche ricevute anche dall’interno della sua maggioranza — la sua decisione non è stata condivisa anche da gran parte del Partito democratico — ha risposto che “ogni crisi deve essere affrontata a viso aperto e non nei corridoi” ed ha aggiunto di avere “profondo rispetto per le istituzioni”.

Ieri Prodi aveva ricevuto la fiducia scontata della Camera dove l’Unione ha una larga maggioranza.

LE CONSEGUENZE DEL VOTO DI QUESTA SERA E POSSIBILI SCENARI

Dopo il muro contro muro consumato al Senato gli osservatori ritengono che il capo dello Stato abbia poco spazio di manovra per evitare il ricorso alle urne.

Le elezioni politiche anticipate potrebbero tenersi in una data compresa fra la fine di aprile ed i primi di giugno. In questo caso il refrendum sulla legge elettorale, previsto in primavera, salterebbe per ora.

Ma Napolitano è presidente accorto e prudente. Ha sempre detto di preferire che si vada al voto solo dopo una riforma della legge elettorale.

Probabilmente avvierà quindi una serie di consultazioni approfondite per verificare l’esistenza di una qualche possibilità di raggiungere l’obiettivo di formare un nuovo governo con un programma limitato alla riforma elettorale e poco altro. Potrebbe anche arrivare ad affidare un incarico esplorativo qualora si aprissero varchi.

Per quel che riguarda le conseguenze del voto di questa sera sulle importanti scadenze economiche delle prossime settimane, le trattative per la cessione di Alitalia ad Air France-Klm dovrebbero proseguire senza intoppi nei tempi previsti.

Per quel che riguarda invece le nomine ai vertici delle aziende pubbliche (ad iniziare dai cda di Eni, Enel, Finmeccanica, Poste…) in scadenza con le assemblee di primavera e per le quali le liste andranno depositate entro il 10 aprile prossimo, restano di competenza del governo in carica a quella data, o del nuovo governo che dovesse nascere nel corso della crisi.

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~ di liberae su 24 gennaio 2008.

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