Tema sulla cittadinanza

Tutti gli esseri umani, senza distinzione alcuna di sesso, razza, nazionalità e religione, sono titolari di diritti fondamentali riconosciuti da leggi internazionali. Ciò ha portato all’affermazione di un nuovo concetto di cittadinanza, che non è più soltanto “anagrafica”, o nazionale, ma che diventa “planetaria” e quindi universale. Sviluppa l’argomento analizzando, anche alla luce di eventi storici recenti o remoti, le difficoltà che i vari popoli hanno incontrato e che ancor oggi incontrano sulla strada dell’affermazione dei diritti umani. Soffermati inoltre sulla grande sfida che le società odierne devono affrontare per rendere coerenti e compatibili le due forme di cittadinanza. Dal punto di vista giudirico la parola cittadinanza significa l’appartenenza di un individuo o di una persona giuridica all’uno o all’altro stato. Secondo il diritto romano lo stato di cittadinanza era, insieme allo stato di libertà, requisito essenziale della capacità giuridica: lo straniero, era privo di tutela giuridica, e solo con il tempo lo sviluppo delle relazioni commerciali e civili determinò il riconoscimento di una limitata capacità giuridica ai forestieri, oggetto della giurisdizione di un magistrato speciale. Nell’espansione imperiale di Roma, i popoli sottomessi al suo governo ottennero solo per gradi la cittadinanza: dapprima venne concessa, una condizione giuridica intermedia fra quelle dei cittadini e dei peregrini, che era già stata propria degli abitanti del Lazio, poi la cittadinanza fu estesa a tutte le popolazioni italiche, nella prima età imperiale, e finalmente venne concessa a tutti i sudditi provinciali con l’Editto di Caracalla del 212 D.C.Secondo l’articolo 3 della Costituzione Italiana “TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITA’ SOCIALE E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONI POLITICHE, DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI”.Ben oltre l’accettazione strettamente giuridica del termine, la nozione di cittadinanza rappresenta, nella teoria politica contemporanea, il fondamento stesso della democrazia moderna, intesa come Società di cittadini portatori di quei diritti umani e civili prima, politici poi ed infine sociali che si sono progressivamente estesi in quantità e qualità negli ultimi due secoli.Nella realtà non tutti i cittadini godono in egual misura degli stessi diritti, nè le conquiste ottenute sono necessariamente irreversibili. Specie nell’ambito sociale, sussistono ancora casi di discriminazione e di disuguaglianza nelle opportunità (differenze tra uomini e donne, carenze sul piano dell’alfabetizzazione e dell’educazione e dell’educazione, disparità che nascono dal multiculturalismo o dalla convivenza tra nativi e stranieri conseguente alle migrazioni di massa, nuove forme di povertà), mentre già i confini teorici del concetto di cittadinanza sono messi alla prova dall’emergere nella Società contemporanea di nuovi potenziali diritti, come quelli relativi all’ambiente ed alla bioetica. Il termine cittadinanza rimanda ai temi della democrazia e dell’uguaglianza civica.Si può definire la cittadinanza come lo statuto attribuito a chi è membro a pieno titolo di una comunità politica nazionale.Tale status stabilisce uguaglianza di diritti e di doveri fra i cittadini.Si distinguono tre forme di cittadinanza: civile, politica e sociale.La cittadinanza civile si afferma storicamente per prima e comprende una serie di diritti necessari alla libertà fisica, di pensiero e di religione, il diritto di proprietà e quello contrattuale. Le istituzioni più direttamenmte legate a essa sono lo stato di diritto e un sistema giurisdizionale.La cittadinanza politica di sviluppa a partire dal XIX secolo e attribuisce ai cittadini il diritto di partecipare all’esercizio del potere politico. Ne sono espressione principale le Istituzioni Parlamentari.La cittadinanza sociale, si afferma nel corso del ‘900 e consiste nel diritto a un grado di educazione, benessere e sicurezza commisurato agli standard prevalenti entro la comunità politica. Le istituzioni più direttamente attinenti a questa forma di cittadinanza sono il sistema scolastico, quello sanitario ed i servizi sociali.Nonostante le origini di questo concetto risalgano al mondo Greco-Romano è a partire dalla Rivoluzione Francese che si può parlare di diritti del cittadino in senso moderno, nella misura in cui essi fanno capo a singoli individui e non più a città, ceti, corporazioni.Con la formazione dello stato moderno avviene un rovesciamento radicale di prospettiva nella rappresentazione del rapporto fra: governanti e governati: non più dal punto di vista del sovrano, ma da quello del cittadino, non più dall’alto verso il basso, ma dal basso verso l’alto, dove il basso è costituito non dal popolo come ente collettivo, bensì dai cittadini che si aggregano fra loro formando una volontà generale.Tuttavia esaminando come si configurano i diritti di cittadinanza nella Società contemporanea e le forme storicamente assunte dai processi di democratizzazione, si deduce che è illusorio pensare che la conquista dei diritti fondamentali sia acquisita una volta per tutte e che il processo di estensione della cittadinanza possa essere considerato irreversibile.Risulta infatti evidente che nella realtà i concittadini non godono degli stessi diritti: la cittadinanza è circoscritta a certe fasce della popolazione presente sul territorio nazionale e spesso è più piena per alcuni che per altri.Il problema non si pone soltanto nei termini dell’essere inclusi o esclusi da una comunità politica, e quindi detentori o meno dei diritti di cittadinanza, ma anche dalla quantità e qualità di tali diritti. I casi degli immigrati e delle donne rappresentano due esempi significativi. I primi sebbene godano di alcuni diritti sociali e civili, derivanti dal fatto di essere residenti nel paese di immigrazione, sono tuttavia dei non cittadini in quanto non titolari dei diritti politici.Le donne anch’esse escluse per lungo tempo dal diritto al voto, sperimentano oggi una cittadinanza debole difficile, oltre che tardiva.Esse hanno meno possibilità effettive di partecipare alla vita politica e sociale e di esercitarvi influenza.Sono più deboli nel mercato del lavoro e ancora molto vincolate in famiglia, sono meno presenti nei sindacati e nei partiti, e sono sottorappresentate nei luoghi dove si prendono decisioni pubbliche, come i parlamenti ed i governi.Secondo la nostra costituzione abbiamo tutti pari dignità, ma come abbiamo visto la realtà è diversa: ricchi e poveri, italiani e stranieri non vengono trattati alla stessa maniera, davanti alla leggere siamo tutti uguali, ma il povero che non si può permettere un buon avvocato, non viene difeso adeguatamente quindi è più facile che venga condannato, anche non avendo commesso il reato, gli stranieri residenti in Italia devono pagare le tasse come i cittadini italiani, ma non essendo cittadini italiani non possono votare e partecipare alla vita politica del paese i cui risiedono, a parole tutti hanno il diritto allo studio e a essere curati, ma poi libri, rette universitarie e medicinali hanno costi esorbitanti che pochi si possono permettere, dicono che tutti hanno il diritto di lavorare, ma in realtà le aziende chiudono e la disoccupazione aumenta.Negli ultimi anni con il Trattato di Maastricht abbiamo conquistato qualcosa in più, tutti i cittadini memrbi dell’U.E. sono considerati cittadini europei e come tali sono titolari degli stessi diritti che sono i seguenti:- La libertà di circolazione e si soggiorno su tutto il territorio dell’unione;- Il diritto di votare e di essere eletto alle elezioni comunali e a quelle del Parlamento Europeo nello stato membro di residenza,- La tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi stato mebro in un paese terzo nel quale lo stato di cui la persona in causa ha la cittadinanza non è rappresentato;- Il diritto di presentare petizioni al parlamento europeo.Ma è ancora poco, non basta, il diritto di cittadinanza deve essere applicato a tutti i cittadini del mondo, ogni individuo, ogni popolo deve avere gli stessi diritti, quando sarà così, quando non ci saranno più guerre, soprusi, violenze, quando ogni individuo avrà il diritto di studiare, lavorare, risiedere e partecipare alla vita politica dello stato che preferisce, allora si potrà parlare di cittadinanza planetaria, ma sino a quel momento rimane solo una parola o meglio un sogno, almeno per me!

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~ di liberae su 6 maggio 2004.

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